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Giacomo d'Aragona (Valencia, 10 agosto 1267 – Barcellona, 2 novembre 1327) detto Giacomo II d'Aragona, il Giusto (in catalano: Jaume el Just, in castigliano: Jaime II de Aragón), fu Re Giacomo II di Aragona, di Valencia e Conte di Barcellona (1291-1327). Dal 1285 al 1296 fu anche re di Sicilia come Giacomo I. Dal 1291 al 1298 governò il regno di Maiorca (era stato tolto allo zio, il re Giacomo II di Maiorca da suo fratello, Alfonso III d'Aragona, per volere di suo padre, Pietro III d'Aragona, per punirlo per avere appoggiato la crociata contro l'Aragona).
Indice |
Figlio secondogenito del re d'Aragona Pietro III il Grande e di Costanza di Sicilia, figlia del re di Sicilia Manfredi, quindi nipote dell'imperatore Federico II di Svevia.
Alla morte del padre, nel novembre del 1285, il secondogenito, Giacomo il Giusto gli successe sul trono di Sicilia come Giacomo I, mentre, in quanto figlio maggiore, Alfonso III gli successe sul trono di Aragona e di Valencia e nelle contee catalane. Il regno di Sicilia per la verità era diviso in due regni, quello di Napoli, sul continente e quello di Sicilia, che poi diverrà di Trinacria, sull'isola, ed era in stato di guerra permanente; Giacomo, raggiunta la Sicilia dove già si trovava la madre, Costanza, che la governava per conto del maito Pietro, aveva ricevuto in aiuto dal fratello, Alfonso, la flotta aragonese, al comando dell'ammiraglio Ruggero di Lauria, per cui aveva la superiorità assoluta in campo marittimo, infatti il 23 giugno del 1287, Lauria aveva sconfitto la flotta napoletana, a Castellamare, impadronendosi di 42 galere, mentre lo stesso giorno Giacomo aveva sventato un attacco contro Augusta.
Dopo che un primo accordo, preso ad Oléron, nel 1287, fu bocciato dal Papa Nicola IV, il 27 ottobre 1288 a Canfranc, nel nord dell'Aragona, fu trovato un accordo che mantenendo lo status quo nel regno di Sicilia, prevedeva la liberazione del re di Napoli, Carlo II lo Zoppo, ancora prigioniero in Aragona, in cambio dei suoi tre figli che dovevano rimanere in ostaggio al suo posto. Dopo che Carlo II venne liberato ed incoronato, Re di Sicilia, dal papa a Rieti, il 19 giugno del 1289, il papa annullò gli impegni presi a Canfranc e riprese la guerra in Sicilia contro Giacomo il Giusto. Nell'agosto dello stesso anno, però a causa dei mamelucchi che minacciavano Acri, fu siglata una tregua di due anni.
Nel febbraio del 1291, a Tarascona, suo fratello Alfonso fece la pace col papato e la Francia, che smettevano di sostenere Carlo di Valois come re d'Aragona, ed in cambio disconosceva i diritti di Giacomo sulla Sicilia che doveva ritornare agli angioini, cioè a Carlo II di Napoli, lasciando così Giacomo senza più l'appoggio del regno d'Aragona.
Ma il 19 giugno di quello stesso anno 1291, il fratello Alfonso III morì improvvisamente lasciando l'Aragona, Valencia, la Catalogna ed il governo di Maiorca a Giacomo e disponendo che la Sicilia andasse al terzo fratello Federico; Giacomo divenne sovrano della corona d'Aragona, come Giacomo II e si fece incoronare a Saragozza nel mese di luglio, come successore di Pietro III e si tenne il regno di Sicilia. Il fratello Federico fu inviato in Sicilia come governatore, dove raggiunse la madre, Costanza. Il governo della Sicilia di Giacomo fu breve, ma fu buono, dando sviluppo alla vita parlamentare, a cui partecipavano i componenti dei tre Stati, e per gli statuti concessi dal re, inoltre portò prosperità all'isola, dovuto soprattutto alla potenza marinara che sviluppò i commerci.
Il primo dicembre di quello stesso anno, 1291, Giacomo sposò a Soria, Isabella di Castiglia, figlia del re di Castiglia, Sancho IV e Maria di Molina. Il matrimonio fu annullato nel 1294.
La situazione politica internazionale era tornata allo stato antecedente all'accordo di Tarragona e Giacomo voleva porre fine alla situazione che vedeva l'Aragona in perenne lotta contro il papato la Francia e la Castiglia (l'Aragona sosteneva Alfonso de la Cerda, pretendente al trono di Castiglia contro l'attuale re, la situazione si sbloccò dopo l'elezione al papato, il 23 dicembre 1294, di Bonifacio VIII, che, elaborando la proposta del suo predecessore, papa Celestino V, ad Anagni, il 12 giugno del 1295 stipulò con Giacomo e con Carlo II d'Angiò il Trattato di Anagni. Con questo accordo, Giacomo acconsentì a cedere la Sicilia e restituire i tre figli di Carlo II che aveva in ostaggio da circa sette anni; in cambio avrebbe ottenuto i feudi di Sardegna e di Corsica, se li avesse saputi conquistare, e avrebbe sposato la figlia di Carlo II d'Angiò; mentre Federico, il governatore della Sicilia sarebbe stato compensato dal matrimonio con l'erede dell'dell'impero d'oriente, Caterina Courtenay. Federico, amareggiato, anche perché Giacomo non aveva ottemperato al testamento di Alfonso III, rifiutò e si schierò con i Siciliani che, sentendosi traditi dal nuovo re Aragonese, dichiarato decaduto Giacomo, lo elessero al trono di Sicilia. L'undici dicembre 1295 il Parlamento siciliano riunito a Palermo proclamò Federico III Re di Sicilia, e riconfermò la scelta il 15 gennaio 1296 al Castello Ursino di Catania. L'incoronazione ufficiale avvenne il 25 marzo del 1296 nella Cattedrale di Palermo.
| Per approfondire, vedi la voce Trattato di Anagni. |
Il 29 ottobre del 1295, in ottemperanza al trattato di Anagni, a Vilabertran (Alt Empordà), nel nord della Catalogna, Giacomo sposò Bianca di Napoli, figlia di Carlo lo Zoppo e di Maria D'Ungheria.
In calce al Trattato di Anagni Bonifacio VIII suggeriva a Giacomo II d'Aragona di rispettare il volere del nonno Giacomo I e restituire il regno di Maiorca allo zio, Giacomo II di Maiorca e finalmente, nel 1298, col trattato di Argilers, Giacomo II di Maiorca, richiamandosi al trattato di Perpignano, del 1279, si riconosceva vassallo del re d'Aragona, Giacomo II il Giusto e rientrava in possesso del regno di Maiorca.
Dato che il fratello, Federico, aveva preso l'iniziativa e non solo conservava la Sicilia ma aveva portato la guerra nel napoleteno, Bonifacio VIII, agli inizi del 1297, convocò a Roma sia Giacomo che Carlo II e li spronò a riconquistare la Sicilia secondo il trattato di Anagni; dovettero abbandonare la Sicilia, per ordine di Giacomo, sia Giovanni da Procida che Ruggero di Lauria, che divenne ammiraglio della flotta alleata antisiciliana ed alla fine anche la regina madre Costanza dovette abbandonare il figlio prediletto Federico e raggiungere Giacomo a Roma. Giacomo intervenne, a fianco degli Angioini, contro il fratello Federico ed i Siciliani e con la sua flotta aragonese affiancata da quella napoletana, a Capo d'Orlando, nel luglio del 1299, sconfisse Federico che si riuscì a salvare con solo 17 galee. Giacomo, l'anno dopo, visto che il fratello continuava a resistere, fece ritorno in Aragona. La guerra dei Vespri Siciliani terminò con la pace di Caltabellotta: il 31 agosto del 1302, probabilmente nel castello del Pizzo, si firmò il trattato di pace, che prevedeva che Federico III mantenesse il potere sulla Sicilia col titolo di Re di Trinacria (quello di Sicilia spettava solo al re di Napoli) fino alla sua morte, dopo la quale l'isola sarebbe dovuta passare nuovamente agli Angiò. Inoltre sanciva l'impegno che Federico sposasse Eleonora, sorella del duca di Calabria Roberto e figlia di Carlo II.
Nel 1300, Giacomo fu il fondatore dell'università di Lérida, rilasciando un documento di costituzione, confermato da una bolla di papa Bonifacio VIII, i cui statuti riproducevano esattamente l'antico codice dell'università più prestigiosa, quella di Bologna.
Nel 1300, Giacomo attaccò la Murcia per riprendersi i territori che spettavano all'Aragona, secondo il trattato di Almizra del 1244 tra Giacomo I di Aragona e Alfonso X di Castiglia che confermava il trattato, del 1179, siglato tra Alfonso VIII di Castiglia ed Alfonso II d'Aragona, a Cazorla. Nel 1304 Giacomo II ed il re di Castiglia, Ferdinando IV trovarono un accordo, conosciuto come Sentencia Arbitral de Torrellas, confermato l'anno seguente (1305) col trattato di Elx, dove la Murcia veniva confermata alla Castiglia, mentre le città di Orihuela, Elx, Caudete, Elda et Alicante, passavano al regno di Valencia, che faceva parte della corona d'Aragona, mentre Cartagena veniva restituita alla Castiglia.
Nel 1309, Giacomo, a seguito dell'armonia ritrovata con la Castiglia, andò in aiuto di Ferdinando IV, per la conquista, a cui parteciparono anche truppe portoghesi, di Gibilterra (che però, nel 1333, fu nuovamente perduta).
A Maiorca intanto Sancho I di Maiorca, nel 1311, era subentrato al padre, Giacomo II di Maiorca, sul trono del regno di Maiorca e dato che, né lui né i tre fratelli avevano discendenza, Giacomo II d'Aragona, cominciò a pensare di pretendere quel trono per riunirlo alla corona d'Aragona. Ma quando, nel 1315, al fratello di Sancho, Federico di Maiorca, nacque un figlio, Giacomo, che, rimasto orfano di entrambi i genitori, fu da Sancho nominato erede del trono di Maiorca; ovviamente Giacomo II non gradì e nel 1319, fu addirittura sfiorata la guerra, evitata per il pronto intervento pacificatore del papa Giovanni XXII. Fu trovata la soluzione con l'impegno di Sancho ad aiutare il cugino nella conquista della Sardegna, che sarebbe iniziata nel 1320, mentre Giacomo II d'Aragona rinunciava ad ogni pretesa sul trono di Maiorca e accettava che l'erede al trono di Maiorca fosse Giacomo, il futuro Giacomo III di Maiorca.
Nel frattempo, dato che era vedovo dal 1310, il 15 giugno del 1315 Giacomo si era sposato per la terza volta, per procura, a Cipro, nella chiesa di Santa Sofia, a Nicosia e poi di persona il 27 novembre dello stesso anno nella cattedrale di Girona, con Maria di Cipro, figlia del re di Cipro, Ugo III di Lusignano.
Rimasto vedovo nel 1319, si sposò, il 25 dicembre del 1322, a Tarragona, per la quarta volta, con la nobile catalana, Elisenda di Montcada, che nel 1327 alla morte di Giacomo, si ritirò a vivere in un palazzo attiguo al monastero delle clarisse di Pedralbes da lei fondato nel 1326, a Barcellona.
Nel 1324, all morte di Sancho di Maiorca, Giacomo III di Maiorca, di circa nove anni, gli successe sul trono, sotto la tutela dello zio, ecclesiastico, Filippo Di Maiorca, con la reggenza di un consiglio, costituito da alcuni nobili del regno. Giacomo II d'Aragona intervenne su Filippo di Maiorca, e, obbligandolo a mantenere fede all'impegno di aiutare la corona d'Aragona a conquistare la Sardegna, impose dure condizioni economiche al regno di Maiorca, che in pochi anni subì una dura crisi finanziaria.
Giacomo portò a termine la conquista della Sardegna tra il 1324 ed il 1325 e stabilì basi commerciali a Cipro, Egitto e nell'Impero bizantino, a Costantinopoli.
Giacomo II fu protettore di artisti ed uomini di cultura, tra cui il filosofo, Raimondo Lullo.
Morì all'età di 66 anni e fu sepolto, accanto al padre, Pietro III, in un'abbazia Cisterciense, nel monastero di Santes Creus, ad Aiguamúrcia, Tarragona; gli successe il figlio Alfonso.
Giacomo da Isabella, maria ed Elisenda non ebbe figli, ma ne ebbe dieci da Bianca:
| Predecessore: | re di Aragona, re di Valencia, conte di Barcellona |
Successore: | |
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| Alfonso III | 1285–1327 | Alfonso IV |
| Predecessore: | re di Sicilia | Successore: | |
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| Pietro I | 1285–1296 | Federico III |