I principi (Latino: principes) formavano la secondo linea dell'esercito della Roma repubblicana. Erano soldati di esperienza posizionati dietro la prima linea degli hastati e davanti a quella dei triari. Portavano, come corazza, la lorica ed erano armati di pilum (un particolare tipo di giavellotto) e gladio.
Oltre che per la differenza di esperienza, i principi erano in seconda linea perché nella Roma repubblicana i legionari erano arruolati secondo il censo e dovevano provvedere a proprie spese all'equipaggiamento. Le truppe più "povere" quindi formavano gli astati in prima linea, poi i principi ed infine i triarii. Questa divisione venne abolita, se non a livello nominale, da Gaio Mario verso la fine del 2° secolo A.C. che riformò l'esercito introducendovi una leva professionale finanziata dallo stato, in cui tutti i soldati erano uniformemente armati ed equipaggiati.
In battaglia i principi entravano in azione nel caso in cui gli hastati non fossero più in grado di portare avanti il loro attacco. La loro funzione in battaglia era di sostenere l'attacco frontale e contrattaccare, permettendo agli hastati di riorganizzarsi.
All'inizio erano organizzati in 10 manipoli di 120 uomini per ogni legione sotto il comando di un centurione.
Dal tardo II secolo a.C. il termine di principi non si riferì più solo agli uomini della seconda linea militare, ma anche a quelli del livello sociale più elevato della società romana. Le proscrizioni di Silla e di Augusto furono principalmente rivolte contro i principi.